██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯
Shoho
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
La mwbqShohomwbg (祥鳳?, Sōhō, – "fenice fortunata") fu una mwbwportaerei leggera della mwcamarina imperiale giapponese. Costruita come nave da supporto per sommergibili con il nome di mwcqTsurugisaki nella seconda metà degli mwcganni trenta, venne trasformata in una portaerei e rinominata poco prima dello scoppio della mwcwguerra nel Pacifico. Una volta completata la conversione, all'inizio del mwda1942, la nave fornì supporto alle forze d'invasione giapponesi durante l'operazione Mo (l'attacco a mwdqPort Moresby, in mwdgNuova Guinea) e venne poi affondata dai mwdwvelivoli imbarcati sulle portaerei mweastatunitensi mweqUSS Lexington e mwewUSS Yorktown durante la sua prima operazione di combattimento, il 7 maggio 1942, nel corso della mwfqbattaglia del Mar dei Coralli. La mwfgShoho fu la prima portaerei giapponese a essere affondata durante la mwfwseconda guerra mondiale.
Contents
• Note
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
Progettazione, costruzione e conversione
La mwgwShoho e la sua nave gemelle mwhamwhqZuiho vennero progettate in modo da poter essere facilmente trasformate, all'occorrenza, in mwhgpetroliere, navi da supporto sommergibili o mwiaportaerei. La mwiqShoho venne impostata presso l'arsenale navale di mwigYokosuka il 3 dicembre mwiw1934 come nave da supporto sommergibili, con il nome di mwjaTsurugisaki.cite-ref-1[1] Venne mwkqvarata il 1º giugno mwkg1935 e completata il 15 gennaio mwkw1939. Poco dopo il termine dei lavori di costruzione, nel mwla1941, iniziò il processo di conversione della nave in una portaerei. Le sue sovrastrutture vennero rimosse e rimpiazzate da un mwlqponte di volo, sotto il quale vennero installati gli mwlghangar destinati a ospitare gli mwlwaeroplani. La nave venne ribattezzata mwmaShoho e i lavori di conversione terminarono il 26 gennaio mwmq1942.cite-ref-jjm-49-2-0[2]
La nuova mwqgShoho aveva una lunghezza totale di 205,5 mwqwmetri. La larghezza era di 18,2 metri e il mwrapescaggio era di 6,58 metri. Aveva un mwrqdislocamento di 11mwrg 443 mwrwtonnellate metriche in condizioni standard. Nel processo di conversione gli originali mwsamotori diesel (che garantivano alla nave una velocità massima di 18 mwsqnodi, o 33 mwsgchilometri orari) vennero rimpiazzati con una coppia di mwswturbine a vapore di un tipo normalmente installato sui mwtacacciatorpediniere, sviluppanti un totale di 52mwtq 000 mwtgcavalli vapore all'albero di trasmissione, o 39mwtw 000 mwuachilowatt. Il vapore era generato da quattro mwuqcaldaie Kampon e la velocità massima della nave così equipaggiata era di 28 nodi, o 52 chilometri orari. I gas di scarico delle caldaie venivano evacuati da un singolo mwugfumaiolo collocato posteriormente, sul lato destro. Con una capacità di 2mwuw 642 tonnellate di mwvaolio combustibile, la mwvqShoho aveva un'autonomia di 7mwvg 800 mwvwmiglia nautiche, o 14mwwa 400 mwwqchilometri, a una velocità di 18 nodi, o 33 chilometri orari.cite-ref-3[3] L'mwxgequipaggio era formato da 785 tra mwxwufficiali e mwyamarinai.cite-ref-peattie-242-4-0[4]
Il ponte di volo della mwzgShoho era lungo 180 metri e aveva una larghezza massima di 23 metri. Gli aerei erano ricoverati in un singolo hangar lungo 124 metri e largo 18.cite-ref-5[5] Il collegamento tra il ponte di volo e l'hangar era garantito da due grandi mwawascensori di forma ottagonale: quello di prua aveva un'estensione di 13 metri per 12 e quello di poppa di 12 per 10,8. La nave era provvista di un mwbasistema di arresto formato da sei cavi, ma non era dotata delle mwbqcatapulte per il lancio dei velivoli. La mwbgShoho era priva della struttura a "isola" tipica di molte portaerei, e la sua parte superiore era completamente piatta. Era progettata per accogliere 30 aerei tra mwbwcaccia, mwcaaerosiluranti e mwcqbombardieri in picchiata.cite-ref-peattie-242-4-1[4]
L'armamento della nave era costituito esclusivamente da mwdwartiglieria contraerea: la mweaShoho era equipaggiata di 8 cannoni antiaerei Type 89 da 127mweg mm installati in quattro postazioni binate in degli mwewsponson laterali, a cui si aggiungevano altri 8 mwfacannoncini Type 96 da 25mwfg mm, pure binati in sponson ai lati dello scafo.cite-ref-jjm-49-2-1[2]
Impiego operativo
Dall'esordio all'operazione Mo
La mwhgShoho divenne operativa il 30 novembre 1941 e il mwhwcapitano Izawa Ishinosuke divenne il suo comandante. Mentre erano in corso le ultime fasi dell'allestimento, il 22 dicembre, la nave venne assegnata alla 4ª divisione portaerei della 1ª flotta aerea.cite-ref-tully-6-0[6] Il 4 febbraio 1942 la mwjqShoho trasportò degli aerei a mwjgTruk, nelle mwjwisole Caroline, vi rimase fino all'11 aprile e quindi fece ritorno a Yokosuka.cite-ref-tully-6-1[6]cite-ref-cita-lundstrom-p188-7-0[7]
Nel tardo aprile 1942 alla mwmqShoho venne assegnato un ruolo nell'operazione Mo, l'invasione di mwmgPort Moresby finalizzata a occupare la mwmwNuova Guinea. La nave raggiunse nuovamente Truk il 29 aprile, e il giorno successivo ripartì verso l'obiettivo della missione insieme agli mwnaincrociatori mwnqmwngAoba, mwnwmwoaKinugasa, mwoqmwogFurutaka e mwowKako, della 6ª divisione incrociatori sotto il comando del mwpacontrammiraglio mwpqAritomo Gotō.cite-ref-tully-6-2[6] Questo gruppo di unità formava la forza di invasione principale nell'ambito dell'operazione Mo.cite-ref-8[8]
A causa di una certa scarsità di aeroplani, a bordo della mwrwShoho si trovavano allora solamente 4 obsoleti caccia mwsaMitsubishi A5M, 8 moderni mwsqMitsubishi A6M2 (i famosi Zero) e 6 aerosiluranti mwsgNakajima B5N. Ulteriore copertura aerea agli altri elementi dell'operazione Mo era fornita dalle portaerei mwswmwtaShokaku e mwtqmwtgZuikaku.cite-ref-cita-lundstrom-p188-7-1[7]
Dopo aver coperto gli sbarchi giapponesi presso mwvaTulagi il 3 maggio, la mwvqShoho fece rotta verso nord il 4 maggio per fornire protezione ai convogli che si dirigevano verso la zona dell'invasione; per questo la nave non fu presente a Tulagi quando, lo stesso 4 maggio, gli aerei della portaerei statunitense mwvgUSS Yorktown attaccarono il naviglio giapponese. Questa'azione diede conferma ai comandanti giapponesi che almeno una portaerei americana era nelle vicinanze, anche se la sua posizione era sconosciuta.cite-ref-9[9] Il 5 maggio diversi mwxaricognitori vennero inviati alla ricerca delle navi statunitensi, ma senza risultato. Un mwxqidrovolante a lungo raggio mwxgKawanishi H6K avvistò la mwxwYorktown, ma venne abbattuto da uno dei caccia mwyaGrumman F4F Wildcat della portaerei prima di poter inviare per radio un rapporto. I caccia terrestri dell'mwyqU.S. Army Air Forces invece avvistarono la mwygShoho (il cui nome venne mwywtraslitterato erroneamente come mwzaRyukaku)cite-ref-10[10] a sudovest dell'mw0qisola di Bougainville, ancora il 5 maggio, e riuscirono a comunicare la sua posizione al comando. Tuttavia la nave giapponese si trovava troppo lontano dal punto, molto più a sud, dove le portaerei statunitensi stavano facendo rifornimento.cite-ref-11[11] Quel giorno stesso il retroammiraglio statunitense mw1gFrank Jack Fletcher ricevette un comunicato mw1wUltra che lo informava della presenza di ben 3 portaerei giapponesi coinvolte nell'operazione Mo non lontano da Bougainville, e prevedeva il 10 maggio come data dell'invasione. Prevedeva anche che gli aerei imbarcati nipponici avrebbero condotto una serie di attacchi in supporto dell'invasione già da diversi giorni prima del 10 maggio. Affidandosi a queste informazioni Fletcher pianificò di terminare il rifornimento il 6 maggio per spostarsi più vicino all'estremità orientale della mw2aNuova Guinea, in modo tale da essere in una posizione favorevole per lanciare un attacco contro le forze giapponesi il 7.cite-ref-12[12]
La battaglia del Mar dei Coralli
Un altro H6K avvistò gli statunitensi nel corso della mattinata del 6 maggio, riuscendo poi a tenere sotto controllo i loro movimenti fino alle 14.00. I giapponesi, comunque, non vollero o non poterono lanciare attacchi aerei contro gli americani per via delle cattive condizioni meteorologiche.cite-ref-13[13] Entrambe le parti ritenevano di sapere dove si trovava il nemico e si aspettavano di iniziare a combattere il giorno successivo.cite-ref-14[14] Il 7 maggio i giapponesi furono i primi a scovare gli avversari quando, alle 07.22, un ricognitore avvistò la petroliera USS mw7gNeosho scortata dal cacciatorpediniere mw7wUSS Sims poco a sud della forza d'attacco nipponica. Queste due navi vennero erroneamente identificate come una portaerei e un incrociatore, e quindi alle 08.00 la mw8qShokaku e la mw8gZuikaku lanciarono un attacco aereo che affondò il mw8wSims e danneggiò la mw9aNeosho in modo abbastanza grave da costringere il suo stesso equipaggio ad affondarla pochi giorni più tardi. Le portaerei americane erano in realtà a ovest della forza d'attacco giapponese, non a sud, e vennero avvistate da altri velivoli giapponesi poco dopo le 08.00.cite-ref-15[15]
Alle 07.35 i ricognitori statunitensi fecero rapporto sulla presenza di due incrociatori pesanti giapponesi a nordest dell'isola di Misima, nell'arcipelago delle mwaqmLouisiadi, poco lontano dall'estremità orientale della Nuova Guinea; alle 08.15, nella stessa zona, vennero avvistate due portaerei. Un'ora più tardi Fletcher ordinò il lancio di un attacco aereo, nella convinzione che le due portaerei avvistate fossero la mwaqqShokaku and mwaquZuikaku. La mwaqyUSS Lexington e la mwaqgYorktown lanciarono in totale 53 bombardieri in picchiata mwaqkDouglas SBD Dauntless e 22 aerosiluranti mwaqoDouglas TBD Devastator scortati da 18 caccia Wildcat. Il rapporto delle 08.15 però si rivelò errato, dal momento che il pilota del ricognitore aveva avuto l'intenzione di indicare due incrociatori pesanti ma, per errore, aveva inviato il codice relativo a due portaerei; comunque nel frattempo altri ricognitori avvistarono davvero la mwaqsShoho, la sua scorta e il convoglio destinato all'invasione. Dato che queste unità risultavano essere ad appena 30 miglia nautiche, o 56 chilometri, dalla posizione indicata dal rapporto delle 08.15 verso cui gli aerei statunitensi si stavano dirigendo essi vennero deviati verso il nuovo obiettivo.cite-ref-16[16]
La mwareShoho venne avvistata, insieme al resto della sua forza d'attacco, dagli aerei della mwariLexington alle 10.40. La pattuglia di scorta della portaerei che era in volo in quel momento consisteva di due A5M e un A6M. I bombardieri in picchiata della squadriglia VS-2 iniziarono il loro attacco alle 11.10, sotto il fuoco dei caccia giapponesi: nessuna delle bombe della prima ondata andò a segno, a causa delle manovre evasive della nave, e un Dauntless venne abbattuto dallo Zero (altri vennero danneggiati più o meno gravemente). La mwarmShoho lanciò altri tre Zero immediatamente dopo la fine di questo primo attacco per rinforzare la sua copertura. I Dauntless della squadriglia VB-2 iniziarono il loro attacco alle 11.18 e misero a segno sul ponte della portaerei giapponese due bombe da 450 chilogrammi, che penetrarono la sua superficie ed esplosero nell'hangar sottostante, incendiando gli aerei (armati e riforniti) che si trovavano al suo interno. Un minuto più tardi i Devastator della squadriglia VT-2 iniziarono a sganciare i loro siluri su entrambi i lati della nave. Cinque di essi colpirono lo scafo, mettendo fuori uso i motori e il sistema di controllo. I Dauntless della mwarqYorktown, che tallonavano gli aerei della mwaruLexington, iniziarono il loro attacco alle 11.25 e piazzarono sulla mwaryShoho undici bombe da 450 chilogrammi, che resero impossibile per la nave compiere qualunque tipo di movimento. Alle 11.29 attaccarono anche i Devastator della squadriglia VT-3 della mwarcYorktown, che colpirono di nuovo la portaerei nipponica (2 volte secondo i giapponesi stessi, 10 volte secondo gli statunitensi). Gli aerosiluranti della VT-3 vennero attaccati dalla scorta giapponese mentre si allontanavano dalla zona dell'attacco, ma i Wildcat riuscirono a proteggerli efficacemente, abbattendo inoltre 2 A5M e un A6M Zero. Le perdite statunitensi furono in totale solo 3 Dauntless. Alla fine dell'attacco, il mwargcapitano di corvetta Robert E. Dixon, comandante della VS-2, inviò per radio alle portaerei statunitensi il famoso messaggio: «mwaroScratch one flat top!»cite-ref-17[17] («Cancellate [dalla lista] una tutto-ponte!»).cite-ref-18[18]
Il capitano di vascello Izawa diede l'ordine di abbandonare la mwasqShoho, colpita da almeno 13 bombe e 7 siluri e completamente distrutta, alle 11.31. Quattro minuti più tardi la nave affondò. Circa 300 uomini riuscirono a lasciare la portaerei incolumi, ma dovettero attendere l'arrivo dei soccorsi fino al pomeriggio perché l'ammiraglio Goto nel frattempo aveva ordinato al resto della flotta di dirigersi a nord alla massima velocità per sfuggire a ulteriori attacchi aerei. Verso le 14.00 il cacciatorpediniere mwasumwasySazanami ricevette l'ordine di tornare sul posto e di recuperare i superstiti.cite-ref-19[19] Ne vennero trovati solo 203, tra i quali il comandante Izawa.cite-ref-20[20] Il resto degli 834 uomini dell'equipaggio era morto nell'attacco o mentre attendeva i soccorsi. La mwas8Shoho fu la prima portaerei giapponese distrutta durante la mwataseconda guerra mondiale.cite-ref-21[21]
Note
cite-note-jjm-49-22. ↑ mwausmwauwJentschura, Jung e Mickel,mwau0 p. 49.
cite-note-33. ↑ mwavemwaviJentschura, Jung e Mickel,mwavm p. 48.
cite-note-tully-66. ↑ mwawk(mwawomwawsEN) Anthony P. Tully, mwawwmwaw0IJN Shoho: Tabular Record of Movement, su mwaw4Kido Butai, mwaw8Imperial Japanese Navy Page, 1999. mwaxaURL consultato l'11 dicembre 2011.
cite-note-2121. ↑ mwaco(mwacsmwacwEN) mwac0mwac4The Battle of the Coral Sea, su mwac8mwadaThe Aviation History Online Museum, 2006. mwadeURL consultato il 14 febbraio 2012.
Bibliografia
• citerefbrown(EN) David Brown, WWII Fact Files: Aircraft Carriers, New York, Arco Publishing, 1977, ISBN 0-668-04164-1.
• mwady(EN) Steven Bullard (a cura di), Japanese Army Operations in the South Pacific Area: New Britain and Papua Campaigns, 1942–43, Canberra, Australian War Memorial, 2007, ISBN 978-0-9751904-8-7. (Contiene la traduzione di passi dal mwadcSenshi Sosho). mwadkURL consultato il 13 febbraio 2012.
• citerefgrantR.G. Grant, (ed. italiana a cura di R. Niccoli), Il volo – 100 anni di aviazione, Novara, DeAgostini, 2003, ISBN 88-418-0951-5.
• citerefjentschura-jung-e-mickel(EN) Hansgeorg Jentschura, Dieter Jung, Peter Mickel, Warships of the Imperial Japanese Navy, 1869–1945, Annapolis, United States Naval Institute, 1977, ISBN 0-87021-893-X.
• citereflundstrom(EN) John B. Lundstrom, The First Team: Pacific Naval Air Combat from Pearl Harbor to Midway, Annapolis, Naval Institute Press, 2005, ISBN 1-59114-471-X.
• citerefpeattie(EN) Mark Peattie, Sunburst: The Rise of Japanese Naval Air Power 1909–1941, Annapolis, Naval Institute Press, 2001, ISBN 1-55750-432-6.
• mwaee(EN) Norman Polmar e Minoru Genda, Aircraft Carriers: A History of Carrier Aviation and Its Influence on World Events, Volume 1, 1909-1945, Washington, D.C., Potomac Books, 2006, ISBN 1-57488-663-0.
• citerefstille(EN) Mark Stille, The Coral Sea 1942: The First Carrier Battle, Campaign, vol. 214, Oxford, Osprey Publishing, 2009, ISBN 978-1-84908-106-1.
Voci correlate
Altri progetti
Altri progetti
• Wikimedia Commons
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Shōhō
Collegamenti esterni
• mwafe(EN) Shoho, su geocities.com, WebCite. URL consultato il 13 febbraio 2012 (archiviato dall'url originale il 26 ottobre 2009).
• mwafm(EN) Anthony P. Tully, IJN Shoho: Tabular Record of Movement, su Kido Butai, Imperial Japanese Navy Page, 1999. URL consultato l'11 dicembre 2011.